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Digital Migration
Everest Academy non “chiude”… ma “migra” online e sostiene un'iniziativa promossa da ated-ICT Ticino

LUGANO - È arrivata anche in Svizzera la decisione di chiudere tutte le scuole a partire da lunedì 16 marzo, per effetto del propagarsi dei contagi del Covid-19. Una soluzione questa, che si allinea a quanto stabilito dai principali Paesi europei con cui confiniamo, a partire dall’Italia e poi dalla Francia e Germania. Ma ci sono istituti di formazione a Lugano che stanno sperimentando già da giorni una versione di formazione ibrida, consentendo ai propri allievi di seguire le lezioni sia recandosi nelle aule, ma anche accedendo da casa. Un’opportunità, quella della formazione a distanza o e-learning, che ha percorso l’Everest Academy Lugano, un Liceo privato svizzero di eccellenza che fonda sulla tecnologia una parte fondamentale della propria offerta didattica. E grazie a diverse piattaforme digitali, da Google Suite for Education a Moodle, a soluzioni Apple e altro ancora, si è potuto consentire a 11 docenti e una trentina di allievi di affrontare le lezioni in formato tech. Un esperimento che alla luce delle misure indicate dal Consiglio di Stato è interessante approfondire, per cogliere le opportunità che la tecnologia e il digitale possono mettere a disposizione in tema di formazione a distanza e istruzione dei nostri ragazzi e ragazze. Ne abbiamo parlato con il direttore di Everest Academy, il Professor Marco Meschini, per farci raccontare come funziona nel suo istituto la formazione a distanza, oltre che per ringraziarlo di aver aderito all’iniziativa promossa da ated-ICT Ticino.

 

Professor Meschini, dopo qualche giorno di rodaggio, quindi,

il Liceo Everest è pronto per fornire tutte le lezioni in formato digital?
Siamo prontissimi, anzi, già in campo: dopo una settimana di test, siamo ormai integralmente “migrati” in modalità full e-Learning dall’11 marzo.

 

Avete dunque anticipato le decisioni del Cantone?
Nel nostro piccolo, sì. Rispettiamo profondamente chi deve prendere decisioni gravi che impattano sull’intero sistema, ma, potendo farlo in libertà, abbiamo deciso di non attendere oltre, e ci siamo lanciati. Certo, con le precauzioni del caso.

 

In che senso?
Abbiamo la strumentazione tecnologica, abbiamo i software, e soprattutto abbiamo un corpo docenti di prim’ordine, perfettamente formati e abituati a questo tipo di soluzioni. E non da oggi o da ieri: dal 2011 in avanti, abbiamo investito risorse, tempo e creatività per esplorare il mondo digitale. E, senza saperlo, ci stavamo anche preparando per uno scenario come quello che stiamo vivendo, forse inimmaginabile al di là della letteratura e del cinema, ma oggi più concreto che mai.
I “portali di raccordo” di tutti gli attori – docenti, studenti, famiglie – sono gli schermi di molti dispositivi integrati che interagiscono tra loro: iPad e portatili.

 

Ma secondo lei sono pronti anche gli studenti?

Come immagina potranno vivere questo momento di distacco dall’abitudine

di andare a scuola fisicamente ogni giorno? 
Dal punto di vista pratico, senz’altro. Tutti i nostri ragazzi e le nostre ragazze sanno esattamente cosa fare, e come farlo. Non solo perché la tecnologia digitale è il pane quotidiano dal primo giorno d'ingresso in Academy, ma anche perché, da subito dopo il rientro dalle vacanze di Carnevale (cioè dal 2 marzo, n.d.r.), abbiamo simulato lo scenario che, come immaginavano, avremmo affrontato in seguito.

Le faccio un esempio. Luca, che aveva una tosse ricorrente sin da settembre (dunque la cosa non era nemmeno connessa con il Covid-19), è rimasto a casa su accordo tra l’Academy e la famiglia, e ha potuto seguire integralmente le lezioni in modalità e-Learning. E così altri studenti che, al minimo accenno di sintomi, pur lievi, abbiamo invitato a rimanere a casa e partecipare in questo modo. Bene, ora questa modalità è diventata standard per tutti.

 

Secondo lei per quanto tempo le lezioni saranno organizzate

secondo questa formula digitale?
Questo non è possibile dirlo. Vedremo, anche se penso che lo scenario si protrarrà per diverse settimane, se non mesi. D’altro canto, la situazione evolve talmente in fretta che prendere impegni assoluti, in termini di tempo, oggi come oggi… lascia il tempo che trova.

 

Quindi in questa fase sarete anche voi chiusi, come le

scuole Svizzere e di altri Paesi?
Assolutamente no, noi non chiudiamo: noi “migriamo”. Questo è un concetto fondamentale, e la ringrazio di aver toccato il tema. Noi confermiamo di fatto l’intera offerta formativa – a parte alcuni aspetti che hanno bisogno necessariamente della compresenza in loco, come per esempio alcuni laboratori – chiedendo a tutti un soprassalto di responsabilità: perché la “migrazione” funzioni davvero, infatti, c’è bisogno che tutti – docenti, studenti, famiglie – facciano la propria parte, e la facciano sino in fondo.

 

Ma non è una sorta di “fuga” dal metodo classico di formazione frontale

utilizzato a scuola? Una sorta di messaggio negativo lanciato a studenti, famiglie, società?
Guardi, un antico adagio latino recita così: «Primum vivere, deinde philosophari», «prima la vita (e gli affetti, e la fede), quindi il resto, compresa la filosofia». Insomma, qui la priorità è la salute, la formazione viene dopo. In mezzo, c’è proprio l’educazione: solo tenendo dritta la barra di chi sono io e di qual è il mio scopo, posso prendere decisioni, nel caso anche controcorrente. In questo senso, non fuggiamo ma, al contrario, andiamo incontro al dato di realtà: il nostro mondo è davanti a una sfida per certi aspetti del tutto nuova, e nuove devono essere le nostre risposte.

 

Insomma, come si può affrontare la sfida per superare un periodo così

complesso anche nella formazione a distanza? 
Le racconto questo: in settimana scorsa, a scuola ancora aperta, ho parlato con tutti gli studenti. Ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti: noi ci siamo, anche e proprio in questa nuova forma, ma noi ci siamo. Qui è in gioco non la tecnica o i metodi, ma l’identità stessa. Ogni mattina, ore 08:15, abbiamo un incontro quotidiano in uno spazio virtuale di tutta l’Academy, per poi “distribuirci” nelle varie aule virtuali e riprendere il filo della formazione materia per materia, classe per classe, docenti e studenti insieme. Noi vinceremo se non dimenticheremo chi siamo: uomini e donne, ragazzi e ragazze che hanno un obiettivo comune e una vita in comune. Insomma, faremo di tutto per vincere, ma non solo sul piano tecnologico e formativo, bensì anche su quello relazionale e umano.


Il rischio che corriamo, però, non sarà che si perderà molto da un

punto di vista delle relazioni, in tutto questo essere in contatto solo virtualmente?
La tecnologia – di solito – potenzia l’umano: non è quello che accade anche qui? Penso di sì, anche se ci mancherà la carnalità dei volti, le lacrime, i sorrisi di tutti i giorni, percepiti nello stesso spazio vitale e terrestre. Ma tutto questo è anche un dono: un invito potente a riscoprire cosa significa la relazione umana, proprio ora che gli schermi prenderanno ancora più spazio. Insomma, siamo pionieri alla scoperta di un nuovo mondo, ma pienamente attrezzati per farlo e con la ferma determinazione per raggiungere i nostri obiettivi di studio, e umani.

 

 Un’ultima domanda: pensa che la vostra esperienza sia

replicabile anche in altre scuole?
Certo non è semplice, né facile, e per tanti aspetti: tecnologici, metodologici e di persone implicate. Ma se qualche altra scuola o collega volesse confrontarsi con noi per capire come fare, beh, noi ci siamo. Perché questo è il momento della solidarietà.

 

Fonte: https://www.tio.ch/newsblog/ated-ict-ticino/1426069/formazione-ticino-studenti-academy-digitale-ict-scuola-lugano-everest