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La Mission
La sfida educativa

L’emergenza educativa preoccupa ogni volta più strati della società: non è un mistero.

Più i mass media ne parlano, più si ha la sensazione che non ci sia molto da fare;

si cerca un colpevole ma, guarda caso, il colpevole è sempre l’altro:

la famiglia, il docente, lo studente, la mancanza di soldi, l’elevato numero di studenti per classe…

 

E se la colpa fosse veramente “di nessuno”, se si trattasse di una dinamica nuova, 

mai capitata prima nella storia, che ci sta cogliendo tutti impreparati?

 

Sappiamo, perché l’abbiamo sperimentato tutti, che l’uomo è felice quando è creativo: avere una bella idea

è sempre qualcosa di stimolante; se uno poi riesce a realizzarla si sente a sua volta «realizzato».

Questa dinamica sta alla base di molti mestieri e di molti hobby.

Con l’avvento del mondo digitale e della realtà virtuale l’uomo ha compiuto un passo avanti,

ma è aumentata la separazione tra mondo reale e scuola: egli può non soltanto essere creativo,

ma può diventare creatore. Se essere creativo produce felicità, immaginiamoci essere creatore!

 

Non pochi ragazzi passano molto tempo giocando con il Computer, con lo Smartphone, con il Tablet.

Molti adulti affermano che questo è una perdita di tempo. In realtà, così facendo, i ragazzi sviluppano

delle qualità che un giorno potrebbero fare di loro creatori di posti di lavoro: valutazione di una realtà, assunzione di rischi, definizione di piani strategici, capacità di decidere sotto stress

ed in condizioni di concorrenza, ottimizzazione di risorse.

«È tempo dagire»

Un Liceo nuovo per un nuovo Millennio

Purtroppo non possono usarle a scuola; anzi, sembra che siano proprio queste abitudini la causa dello scarso rendimento scolastico. Non possono usarle anche perché capovolgerebbero uno dei dogmi fondamentali 

della scuola: al docente compete insegnare e allo studente imparare.

 

Non è soltanto una questione di conoscenze tecniche (LIM, computer, proiettore),

si tratta soprattutto di un modo diverso di lavorare, del modo diverso di percepire le informazioni,

del modo diverso persino di usare la memoria e il cervello.

Sarebbe come se avessero obbligato me, a scuola, a scrivere su una pietra con lo scalpello,

«perché si è sempre fatto così»; mentre tutti nel mondo del lavoro e a casa usavano ormai biro e carta.

Una volta era la scuola che portava la cultura, le novità e le tecniche alla gente.

Oggi, invece, accade piuttosto il contrario. Siamo davanti ad uno tsunami educativo,

e non serve a niente litigare per scoprire chi ha provocato l’onda d’urto.

Siccome il peggio non è ancora arrivato, siamo ancora in tempo per agire.

 

Il nuovo millennio richiede un nuovo modo di «fare scuola»: 

dobbiamo ritrovare l’unità tra mondo reale e scuola. 

Dobbiamo avere il coraggio non soltanto di essere creativi, ma di apportare alla scuola elementi creatori.

Louis Cardona                

Everest Academy Lugano | Fondatore

«Corriere del Ticino» | 5 aprile 2012